Biologi tra le professioni sanitarie: quali saranno le novità per la categoria

Pubblichiamo una nota esplicativa sugli aspetti pratici e giuridici scaturenti dall’inserimento dei Biologi nelle Professioni Sanitarie. Tanto a beneficio dei molti colleghi che lo richiedono.

Il contributo è stato scritto dal collega Corrado Marino.


Quali le conseguenze del riconoscimento della professione di Biologo tra le professioni sanitarie? Non si può rispondere esaustivamente, poiché tutto è legato al divenire. Dobbiamo solo essere consapevoli che si sono gettate le basi non solo per dare dignità alla nostra professione, ma soprattutto per consentire ad essa una sopravvivenza più certa e interessante.

Amministrativamente cambierà l’istituzione ordinistica sia nei poteri di sussidiarietà nella verifica e nella programmazione delle competenze, sia nella sua organizzazione territoriale. E questa sarà la più rapida differenza con il passato. Potremmo avere un nuovo Ordine professionale plurale, con garanzie interne per ogni attività, in grado di arricchire ciascuna di esse in maniera tale da essere realmente autorevole e rappresentativo per tutti gli appartenenti. Un ordine che conserverà il proprio autonomo ambito professionale, pur partecipando ad una sanità plurale nella quale non vi è una centralità esclusiva di una professione ed un ruolo sottomesso di un’altra, bensì l’interdipendenza funzionale di una dall’altra e viceversa.

L’Ordine potrà individuare le diverse aree di specializzazione, riempirle di contenuti professionali con insegnamenti pre-laurea, master o specializzazioni post-laurea, indicando ordinamenti didattici omogenei a livello nazionale per accedere alla posizione di professionista specialista, prevedendo il riconoscimento dei crediti formativi per i corsi regionali ed aziendali già svolti e per l’esperienza già realizzata nel settore.

La nostra attività troverà la sua giusta vantaggiosa collocazione in ambito nazionale, per non essere definitivamente esclusi da ogni attività sanitaria, ed in sede europea, in funzione della evoluzione normativa del riconoscimento delle qualifiche professionali.

La legge appena approvata è il presupposto sul quale realizzare un nuovo rapporto tra medici, biologi, chimici e fisici, infermieri e le altre professioni sanitarie che quando sarà realizzato in ogni azienda sanitaria locale o ospedaliera porrà il fattore e la risorsa umana e professionale come protagonista centrale ed indispensabile.

Illuminante, al fine della comprensione del significato di appartenenza alle professioni sanitarie, il provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta dell’allora ministro Balduzzi, con il quale si ribadisce che le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione in campo sanitario sono attività di competenza e riservate esclusivamente alle professioni sanitarie.

Questo provvedimento tende a dare la corretta informazione ai cittadini in materia di competenza professionale in sanità e allo stesso tempo dare sicurezza e tranquillità ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere “invasione di campo” di altri operatori che non abbiano il medesimo accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, peraltro ribadita da norme dell’Unione Europea.

Questa riorganizzazione delle professioni sanitarie e le ulteriori competenze sussidiarie date agli Ordini Professionali possono aiutare ad estendere l’attuazione della potenzialità contenute nella legge 251/00, “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione, nonché della professione ostetrica”. In tale contesto l’Atto Sanitario non coincide più esclusivamente con l’Atto Medico, ma rappresenta un complesso di prestazioni e competenze risultanti dall’agire di più professionalità sanitarie.

Tale evoluzione concettuale, riguardo l’Atto Sanitario e i bisogni ad esso connessi, è frutto di una nuova riflessione etica, che promuove il paziente e la persona nella sua globalità, in coerenza con un’idea di salute non più concepita nella sua accezione esclusivamente fisica, ma arricchita di implicazioni psichiche e sociali. Inoltre le aree di competenza delle professioni sanitarie nonché delle funzioni ad esse connesse, possono essere affidate alla diretta gestione delle professioni stesse anche attraverso l’istituzione di specifici servizi configurati quali unità organizzative autonome dirigenziali sotto la responsabilità di dirigenti espressione diretta di tale professioni, così come previsto anche dal contratto nazionale della dirigenza sanitaria. Ed oggi il Biologo può partecipare a tutto ciò, poiché professionista sanitario.

Essere riconosciuti “sanitari” non ostacola nessuna branca della professione di Biologo, che ne verrebbe invece nobilitata da una maggiore e riconosciuta specializzazione e competenza per l’inserimento nella più vasta rete delle professioni europee, e ci consente di non essere esclusi, in ambito nazionale, da una attività che ci compete.

L’iter che ha vissuto la norma per il riconoscimento di professione sanitaria, è stato alquanto lungo e si è portato a compimento grazie a valide iniziative.

In un primo momento fu approvato alla Commissione Affari Sociali e poi all’unanimità alla Camera l’articolo di legge che includeva Biologi e Psicologi nelle professioni sanitarie. Il via libera arrivò nonostante l’opposizione della dirigenza dell’ONB che, con lettera, sconfessò l’operato del nostro collega, l’On. Vincenzo D’Anna, che pure si era battuto per l’approvazione della norma.

Il Senato avrebbe dovuto a sua volta approvare. La caduta del Governo Berlusconi non sembrò cambiare le intenzioni del Ministero della Salute, che anzi apertamente dichiarò di appoggiare il provvedimento, tant’è che fu concordato di non modificare il testo per evitarne la rilettura alla Camera.

L’allora Presidente della Commissione Sanità, Sen. Antonio Tomassini, si impegnò per la calendarizzazione del provvedimento, ma invano. Nelle more di questa attesa, l’On. D’Anna cercò di by-passare il Senato, allegando al provvedimento in itinere alla Camera, art.3 della legge di Stabilità 2013, la vigilanza sull’Ordine dei biologi, sull’Ordine dei chimici e sull’Ordine dei tecnologi alimentari al ministero della Salute. Ma la Commissione Bilancio non lo ritenne confacente alla normativa generale cui lo si voleva aggregare. E così, in attesa dell’approvazione, la legislatura ebbe termine.

Oggi in extremis, finalmente vede la luce un provvedimento che allinea, dopo cinquanta anni, i Biologi alle altre professioni sanitarie. Il cammino non è giunto alla sua meta, e finalmente oggi inizia con prospettive rinnovate ed altre mete. Ma dobbiamo essere coscienti che solo uniti potremo ottenere qualcosa, e uniti significa non badare al piccolo mondo di ciascuno. Gli interessi nel mondo sono globalizzati e va scomparendo la figura del professionista singolo. Il lobbismo può e sa influenzare le decisioni politiche, occorre che anche noi impariamo ad agire come lobbie, traendo insegnamento da quanto ufficialmente avviene nei palazzi Europei.

Non è più tempo di restare immobili a guardare alle nostre spalle e al nostro immediato futuro; il compito di noi tutti deve essere quello di preparare strade migliori per chi saprà e vorrà percorrerle: le porte dell’avvenire sono aperte, ma solo per chi le saprà spingere.

Corrado Marino

Fonte: www.onb.it

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